Recensioni

Staff Galleria Farini Concept Recensione di Roberto Dudine, Azzurra Immediato, Grazia Galdenzi per opera presente alla Mostra Collettiva “Arte a Palazzo – Nel segno del contemporaneo”- Bologna 2016

Testo integrale

“Per me dipingere non è molto diverso da respirare: vitale, rigenerativo, obbligatorio.”In tale dimensione l’artista siciliano Giovanni Branciforte inserisce quello che è il proprio lavoro ma, in special modo, il suo personale modus vivendi et operandi. Non un fare arte fine a se stesso, quanto un modello maieutico atto ad una vera e propria forma di sussistenza e sopravvivenza al mondo. La sua ricerca, che prende avvio dagli studi di matrice contemporanea, dapprima al D.A.M.S. di Bologna e poi all’Accademia di Belle Arti felsinea, ha posto Branciforte a confrontarsi con due realtà: la prima, di stampo concettuale. metodicamente legata al processo iniziato qualche decennio prima da Renato Barilli e Umberto Eco e che l’artista siracusano ha poi focalizzato sulle tematiche della Psicologia dell’Arte e della Percezione visiva, sotto l’egida dì Alessandro Serra. La seconda realtà con cui ha poi avuto a che fare è, invece, stata quella dell’arte come manufatto, specializzandosi, in particolare, nel disegno e nella grafica e sui meccanismi ad essi legati.

Le tematiche care a Rudolf Arnheim e Steinberg, fuse con quelle inscenate in arte da Lucien Freud, hanno rappresentato il viatico attraverso cui Branciforte ha portato avanti la propria ricerca. E’ egli stesso ad affermare che: “Ciò che mi attrae della rappresentazione pittorica è la possibilità di addensare sulla stessa superficie linee reali e percezioni ideali dello stesso spazio, restituendole in forme quotidiane seppure compendiate ed emotive.”

In tale agire, si cela il parallelismo che Branciforte ha nei confronti delle istanze espressioniste e della tradizione novecentesca che gli permette di considerare l’opera d’atte quale “esperienza sensibile” e darne prova tramite le scelte di tipo formale che si svelano nel variegato corpus del suo lavoro. Opere appartenenti a trame differenti costituiscono la sua parabola artistica e, in questa occasione, mostra uno degli ultimi dipinti realizzati, intitolato Drappo.

Branciforte recensioni - Drappo, 2016, olio su tela, cm. 60 x 60Un olio di medie dimensioni afferente alla serie che l’artista chiama “Oggetti nello spazio” e che, seppur guardano in direzione di tradizionali nature morte, virano, in realtà verso un percorso più ficcante dal punto di vista concettuale.
Al centro della tela, ciò che l’osservatore troverà è l’immagine di un lindo panno di stoffa, mirabilmente realistico da trarre in inganno -e avvicinarlo alle opere in papier collè che pure Branciforte realizza – che è inspiegabilmente al centro dello spazio pittorico ma di cui non si hanno altre informazioni ed è così che tornano alla mente le parole che altrove il pittore ha asserito:
”Le mie opere sono un non-luogo una sorta di tempio mentale su cui si proiettano ricordi, visioni, sogni – dove forme e figure, dalla fitta trama materica e colorica definiscono lo spazio e attraggono l’osservatore su qualcosa di visto ma non osservato: un altrove emotivo dove ad ogni sguardo tutto ricomincia in una nuova dimensione visiva.”
In quello che Branciforte chiama “altrove emotivo” si situa anche l’opera Drappo, nella quale non è l’oggetto in sé a determinare il messaggio dell’artista, quanto, piuttosto, la sua collocazione laddove spazio e tempo perdono la loro nota valenza e ne acquisiscono una tendenzialmente universale, dì valore evocativo, oggettivata in una sorta di riemersione che dal profondo buio trova luce e appiglio nel niveo pezzo di stoffa.

Giuria Grifio Art Prize Motivazione  della  Giuria per  la Nomination al Premio  “The Best Online Artist 2016 ”  

Testo integrale

Branciforte recensioni - Donna che legge, 2014, tecnica mista su tavola, cm 23 x 24 Artista che genera emozioni visive, dove la narrazione figurativa richiede una visione contemplativa per riuscire ad interpretare il messaggio espresso. Un’intensa cupa e vivida carica emozionale donata dall’unità tonale che lo contraddistingue, dove i tratti e le doppie immagini scomposte, creano un discorso che spazia, uscendo dal soggetto verso l’osservatore dell’opera. L’artista crea così un’idea, l’immagine del pensiero che va oltre all’intento del soggetto, oltre alla staticità dell’opera stessa, rendendola viva ed emozionale.

Artist who creates visual excitement, where the figurative narrative requires a contemplative vision to be able to interpret the message expressed. An intense dark and vivid emotional charge donated unit tone that distinguishes it, where the traits and double decomposed images, create a speech that goes, leaving the subject toward the observer of. The artist creates an idea, the image of thought that goes beyond the intent of the subject, in addition to the static nature of the work itself, making it alive and emotional.

Gabriele Bevilacqua
(Critico d’arte)
Presentazione per opere presenti a mostra collettiva Open Art – nuovi orizzonti artistici Villa Salvati – Monte Roberto 2015

Testo integrale

ASSENZA E VITALISMO IN BRANCIFORTE

Un’arte colta ma capace di rileggere con mano lieve la tradizione figurativa e neo-espressionista del ‘900.

Nella serie di opere in mostra ad Open Art, Branciforte, artista raffinato senza essere citazionista, approfondisce il tema della luce.

Come nella migliore tradizione espressionista, la sensibilità luministica dà luogo a scomposizioni reticolari, a giochi di rifrazioni geometriche e persino preziose come in Omini su ombra di palazzo (2015).
Realizzate ‘alla prima’, in un mix di padronanza tecnica e mood contenutistico, le opere di Branciforte hanno una potenza evocativa e narrativa di primo piano. Lo testimonia Attimi sul finire della notte (2015).

Branciforte recensioni - Attimi sul finire della notte, 2015, olio e papier collè su tavola, cm 40 x 80
La dimensione lirica di assenza e vitalismo nostalgico (alla Debussy), in cui spesso ricorre il motivo acquatico, è sottolineata da pigmenti non grommosi e da una chiave cromatica sapiente come un’acquamarina.

Nicoletta Rosetti
(Critico d’arte)
Presentazione per opere presenti a mostra Collettiva “Pigmenti – Neo espressionismo |Fotografia | Digital Art” Ex Chiesa di San Michele all’Arco di Augusto – Fano 2015.

Testo integrale

Le ragioni della sua cifra pittorica e stilistica si legano sicuramente a quell’esigenza, nata negli anni’80, del ritorno alla pittura e all’opera d’arte come esperienza sensibile.

Ciò che lo attrae della rappresentazione pittorica è la possibilità di addensare sulla stessa superficie linee reali e percezioni ideali dello spazio restituendole in forme quotidiane seppure compendiate ed emotive. Le sue opere raccontano un complesso flusso di ricordi, impressioni, immagini.

Alle volte, ha un aspetto più emotivo e privato, palesandosi definito e chiaro in un oggetto o in una natura morta; altre la memoria crea degli affastellamenti complessi eppure delicati e mai banali che sommano gli istanti di un’intera vita, singola e collettiva; o, infine, si rivela in collezioni eclettiche di elementi grafici, pittorici, fotografici che trascinano nuove diverse storie.

Nicoletta Rosetti
(Critico d’arte)
Presentazione della mostra personale “Prospettive bidimensionali” Ex Chiesa di San Michele all’Arco di Augusto a Fano 2010.

Testo integrale

PROSPETTIVE BIDIMENSIONALI

Nel 1927 Erwin Panofsky scriveva “La prospettiva come forma simbolica”, dove, per la prima volta, veniva teorizzata l’esistenza di molteplici tipologie di prospettiva, ciascuna adatta a rappresentare il suo tempo.
Al giorno d’oggi, parlando di prospettiva, ci si riferisce, per lo più, a quella rinascimentale, indicando, cioè, un modo di articolare lo spazio che sia illusoriamente coincidente con il nostro modo di vedere la realtà. In pieno Rinascimento, l’Alberti teorizzava che le figure scalate nello spazio tracciano, in questa griglia che vuole riproporsi a noi come una finestra sul mondo, un percorso visivo all’interno delle opere, creando piani diversi e restituendoci l’effimera sensazione di veridicità, di distanza spaziale, di volume.
Poi arrivò Cézanne.
E dopo di lui la prospettiva che fino a quel momento si era contraddistinta come il cardine di una pittura votata alla più fedele riproduzione della realtà, man mano passò in secondo piano. Così, pur mantenendo intatti alcuni stilemi figurativi, gli artisti iniziarono un percorso di superficie, che tendeva a squadernare il soggetto non più suggerendo piani che si allontanavano dallo spettatore, ma, come nella più classica tradizione medievale, mantenendo l’intera composizione tenacemente ancorata alle trame della tela.

Prospettive Bidimensionali è, appunto, questo: un mondo fatto di prospettive mancate sbarrate da un piano, da un muro, da una linea semicircolare. La superficie è la chiave di volta, lì si intrecciano decorazioni e geometrie; lì, sul velo di Maya, si giocano le mille illusioni create da questo abile maestro dei pennelli.

Branciforte, siciliano di nascita, pittore di paesaggi e figure fin da bambino, quando lascia la sua terra per salire a Bologna ripone tutta la sua maestria anatomica e realistica in un cassetto e si dà allo studio della storia dell’arte.
Quando, dopo diversi anni, riprende in mano il pennello e si siede davanti alla tela, la sua tavolozza non è più quella dei colori caldi, le linee dei paesaggi dolci e degli alberelli leggeri sono scomparse.
Lucian Freud, grande ispiratore di questo periodo, è il vero movente della virata dei colori sui toni del marrone, del nero, del nocciola; lo spirito che guida il pennello è tormentato e fortemente espressionista, legato a frammenti citazionistici presi dai grandi autori del passato e mixati assieme a piccole nature morte, oggetti che fanno capolino dalle grandi tele scure.

Prospettive Bidimensionali inizia qui.

Branciforte Oggetti con donna che guarda, 2010, velatura ad olio su tavola, cm 103 x 42, Staffolo, Coll.ne privataQuando dal magma dei neri riemergono le altre sfumature di tavolozza, le linee tornano serene e pulite e sulle tessiture dei supporti si fa strada la fantasia del nostro autore, sempre meno coinvolta in un avido gioco di citazioni. La prepotente volontà grafica e la minuziosa attenzione per la decorazione, fanno di questo percorso una tessera della nostra contemporaneità.

I pennelli portano in primo piano linee, forme e colori schiacciandole in una visione del mondo fatta di oggetti fluttuanti in primo piano o, magari, di ambienti curvilinei che circoscrivono uno spazio semicircolare quasi claustrofobico, dove lo spettatore si trova immediatamente coinvolto nella distruzione del vecchio (i fiori secchi) a favore del nuovo (i gigli), riconoscendo nel giustiziere femmineo un omaggio a Lorenzo Lotto.

In questa idea sintetica, grafica e accattivante ispirata alle popolazioni egiziane quanto alle caratteristiche decorazioni siciliane, e nella speculare inclinazione agli ambienti sbarrati e alla figura, d’ispirazione baconiana quanto botticelliana, risiede l’unicità dell’opera di Branciforte.
La cifra di queste opere sta nella creazione dei puzzle, nelle figurine che ci appaiono come ritagliate ed appiccicate su fondi meravigliosi, intente nel loro fluttuare come intrappolate in una dimensione onirica o, ancora, nella possibilità di armonizzare con un mazzo di fiori, una specie geneticamente modificata (una fresia incrociata con un merletto di rame) o in una cassetta d’arance, pretesto, per un’esemplare inquadratura aerea dal sapore surrealista.

Passeggiando in questo universo impossibile fatto di verità e ricordi, quanto di simboli e sogni, lasciatevi catturare dalla superficie, abbandonando la mente alle congetture e ai rimandi; solo così dalle tele passerete al fil rouge che lega le opere alla mente complessa e multiforme di questo artista sottile ma sempre fedele alla materia artigianale della sua arte.

Paola Vannini
(Docente Accademia “Clementina” di Bologna)
Presentazione per opere presenti mostra collettiva “Universi – 7 Giovani artisti dell’Accademia di Belle arti di Bologna” tenuta alla Galleria comunale La Loggia della Fornace – Rastignano 2007

Testo integrale

DA MATISSE, LUCIEN FREUD, STEINBERG E RITORNO

Gioca mescolando all’esperienza quotidiana piacevolissime irrealtà.
Spesso utilizza oggetti (arance, ciotole) per creare spazi, profondità, instaurare con le forme dei paradossi prospettici e ironici.

Le forme rappresentate fungono da sfondo, da pretesto, la scelta dei soggetti e delle scene non è significativa, lo sono invece il “primo piano” e il valore tonale di alcuni elementi che creando un gioco all’interno dell’immagine permettono all’osservatore di trasgredire e trasformare la percezione provocando inaspettate emozioni.
Predilige delle forme, sempre l’aspetto emotivo e sensuale, superandone la pura materialità oggettiva e decorativa, sia che si tratti di nudi che di oggetti.

Giuseppe Leopardi
(Critico d’Arte)

Testo integrale

Seppur giovane, dimostra e continua a dimostrare una capacità compositiva quasi perfetta. Sono i suoi dipinti creati ed elaborati da un artista autentico.

Ha il dono dell’originalità, considerata, la sua natura classica.

E’ dotato di una pennellata lunga e disinvolta. Le forme e gli spazi sono trattati con una cromaticità originale. Pur essendo pittore di scuola è dotato di estro creativo, sente intimamente tutto ciò che nei suoi quadri espone.

Angelo Cassia
(Professore di Storia dell’Arte)

Testo integrale

Pittore poliedrico passa con disinvoltura dalla composizione al paesaggio e allo studio attento del corpo umano, proteso alla ricerca del bello e del meraviglioso, espresso con una tecnica pulita e razionale.

Branciforte è un attento osservatore del mondo che lo circonda, che ritrae con la spontaneità quasi ingenua, di colui che vuole scoprire”qualcosa” anche dalle vibrazioni cromatiche del suo pennello.

Antonio Tamburini
(Fotografo)
Presentazione per mostra personale “Opere” Galleria d’Arte Palazzo Rosso di Bentivoglio – 2003

Testo integrale

La sua pittura, germoglia in solitudine artistica con intelligenza, esprimendo con grande gusto e competenza cromatica, momenti a lui rappresentativi dei suoi 42 anni: così mi piace presentare Branciforte.

La sua preparazione culturale e gli studi artistici collocano l’artista in quello strato “non molto frequentato” di emergente vero, sicuramente abile per essere nominato da chi della pittura ne fa ricerca, per capire l’arte.

H&H Color Lab
Questo sito utilizza solo cookie tecnici, propri e di terze parti, per il corretto funzionamento delle pagine web . Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego in conformità con la Cookies Policy | Chiudi
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.